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Pubblico in lacrime per "Lo zio Leone" l'ultimo spettacolo di Carlo Barbera | Pubblico in lacrime per "Lo zio Leone" l'ultimo spettacolo di Carlo Barbera |
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| Scritto da Redazione | |
| mercoledì 03 febbraio 2010 | |
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Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Carlo Barbera, attore-autore de "Lo zio Leone", spettacolo teatrale andato in scena lo Caro Direttore, stavolta invece del solito comunicato stampa è l'autore dello spettacolo che ti scrive, raccontando le sue emozioni nel sentire un pubblico, non numeroso per la verità, ma presente e pronto ad affrontare i cambiamenti, che questo scavezzacollo (in senso teatrale) propone. Era da tanto tempo che parlavo di cambiamento nel mio teatro e avevo messo in atto alcune cose, anche se non si riusciva a venire fuori dall'empasse di uno stereotipo che ci perseguitava e che voleva che il teatro, il nostro compreso, fosse necessariamente il luogo di risate e celebrazioni di culti personali, senza poter venire fuori con un prodotto, che si presentasse come qualcosa di nuovo. Così "Lo zio Leone" ci ha dato modo di ripartire con qualcosa di diverso, nel tentativo di aprire un varco e posizionarci in un angolo del mercato, dove ci siamo noi e basta, almeno per quanto riguarda la Riviera Jonica. Ma non basta, perchè "Lo zio Leone" ci ha dato la soddisfazione di portare all'Auditorium la prima scuola superiore, quel Liceo Ginnasio Trimarchi, che è arrivato in forze (270 alunni) a celebrare insieme a noi il Giorno della Memoria, affrontando problemi enormi, non foss'altro la ricerca di ben sei autobus. Stavolta siamo veramente dispiaciuti per quelli che non c'erano, perchè chi c'era potrà testimoniare che il pubblico alla fine dello spettacolo era in lacrime, commosso per avere ascoltato e visto una storia dura, forte, ma reale, una di quelle storie che bisognava raccontare. Certo, dal momento che si trattava di un personaggio nizzardo e di un lavoro ambientato a Nizza di Sicilia, nel quartiere di San Giovanni, ci è dispiaciuto non registrare la presenza di alcun amministratore del nostro comune, ma c'era la gente, quella c'era, di Nizza sempre poca, ma qualcuno di quel quartiere era presente. Oggi resta il piacere di avere svoltato con un teatro nuovo e avere convinto chi c'era, e potrà testimoniare, che si può fare del buon teatro senza necessariamente dover rispondere a chi ti chiede: "Ma chi fa, si ridi?".
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 10 febbraio 2010 ) |
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